lunedì 11 settembre 2017

Basta roghi

Incendi in Abruzzo, il WWF presenta il conto in una conferenza stampa a Pescara

210 incendi, interessati in tutto 136 Comuni su 305




L’estate rovente ha favorito i roghi ma dietro ogni focolaio c’è sempre la mano dell’uomo

WWF: Serve un'unica “grande opera” pubblica: mettere in sicurezza il territorio favorendo la natura


Nei primi otto mesi dell'anno in corso (dal 1 gennaio  al 31 agosto) sono scoppiati in Abruzzo oltre 210 incendi. L’anno scorso in dodici mesi erano stati 89. In media 7,4 roghi al mese nel 2016, addirittura 26 nel 2017. Quest’anno, sino alla fine del mese da poco concluso, la superficie boschiva devastata dalle fiamme è stata di circa 4000 ettari. Vale a dire una superficie 46 volte più grande di quella interessata nei dodici mesi del 2016 (87 ettari, fonte ex Corpo Forestale dello Stato, dato pubblicato sul sito della Regione Abruzzo). E si tratta, al momento, di stime provvisorie purtroppo destinate a essere ritoccate verso l’alto.
Una situazione tremenda che il WWF ha potuto sintetizzare in data odierna - in una conferenza stampa a Pescara - grazie al certosino lavoro del presidente del WWF Abruzzo Montano Giuseppe Walter Delle Coste che ha raccolto tutti i dati, elaborandoli poi attraverso un'animazione digitale. Mese dopo mese compaiono i nomi dei Comuni interessati dai roghi e una simbolica fiammella va a depositarsi sulla cartina della regione che, a fine agosto, si presenta – com’è del resto accaduto nella realtà – in gran parte ricoperta dal fuoco.
«Abbiamo preso in considerazione – spiega Delle Coste – soltanto gli incendi che hanno riguardato aree verdi e soltanto quelli che hanno interessato almeno un ettaro di terreno. Ebbene, i risultati sono impressionanti. E certamente non basta, per spiegarli, il fatto che il 2017 sia stato sinora caratterizzato da lunghi periodi siccitosi e che l’estate che si va concludendo sia l’ennesima “più calda degli ultimi anni”. La situazione meteo può aver favorito il dilagare delle fiamme ma perché si scatenino gli incendi occorre sempre e comunque l’intervento umano: mozziconi di sigaretta lanciati a bordo strada, fuochi incautamente accessi, auto surriscaldate parcheggiate sull’erba secca e soprattutto il disegno criminale di cui ha parlato anche il Procuratore Capo di Sulmona Giuseppe Bellelli, in relazione ai roghi del Morrone».
I circa 4000 ettari di bosco bruciati sono parte dei 6000 ettari complessivamente devastati: sono andati infatti in fumo anche praterie e habitat pregiati di rilievo internazionale. Le fiamme del resto hanno imperversato per giorni nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (Campo Imperatore), ancora più a lungo nel Parco Nazionale della Majella (monte Morrone), hanno interessato il Parco Regionale Sirente Velino e hanno lambito il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. E l’emergenza, a dispetto del maltempo, non è affatto conclusa, come ben si vede nelle cronache di questi giorni.
Un attacco criminoso, quindi, che va contrastato sul piano giudiziario ma anche con comportamenti e scelte politiche coerenti con l’immagine di regione verde d’Europa.
Riepilogando: nel periodo 1 gennaio – 31 agosto gli incendi “verdi” sono stati oltre 210, i Comuni abruzzesi interessati dalle fiamme ben 136 (poco più del 44,5% dei 305 totali). La spesa per far fronte all’emergenza è stata calcolata intorno a 1 milione di euro. Il danno ambientale è enorme (e potrebbe essere aggravato da scelte sbagliate per il futuro), anche per le inevitabili e pesantissime ripercussioni sull’economia locale, per i futuri problemi idrogeologici e, soprattutto, per le conseguenze sulla salute dei residenti. Le fiamme hanno distrutto polmoni verdi generatori di ossigeno e preziosi assorbenti di gas climalteranti e hanno generato (come rilevato dall’ARTA) monossido di carbonio (CO), benzene, toluene, polveri PM10, idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Inquinanti diffusi nell’aria, nel suolo e nelle acque. Senza dimenticare la biodiversità vegetale e animale impietosamente incenerita e i tanti animali terrorizzati e in fuga, diventati un facile bersaglio per i bracconieri.
È stato giusto infine ringraziare quanti hanno speso energie contro le fiamme e in particolare i tanti volontari scesi in campo a tutela del proprio territorio ma ora è fondamentale chiedere alla Regione di rivedere i propri programmi di prevenzione e di attuare misure che scoraggino l’abbandono delle campagne e delle montagne, e ai Parchi di difendere le aree protette con maggiore convinzione. I cittadini - lo hanno dimostrato - vogliono e sanno essere sempre custodi e difensori del proprio territorio. La politica deve aiutarli con scelte coerenti con i reali interessi della collettività: le uniche grandi opere pubbliche di cui l’Italia e l’Abruzzo hanno realmente bisogno non sono nuove cementificazioni dell’ambiente, ma soltanto la messa in sicurezza del territorio, cercando di rimediare ai tanti, troppi errori del passato.

giovedì 10 agosto 2017

Occorre uno stop alla caccia

IL WWF SCRIVE AI GOVERNATORI E AL MINISTRO DELL’AMBIENTE: NECESSARIO UNO STOP ALLA CACCIA PER DARE UNA TREGUA ALLA FAUNA

Foto da Terre Marsicane


“DOPO IL CALDO ESTREMO, GLI INCENDI ESTESI E LA SICCITÀ, GLI ANIMALI SELVATICI SONO ALTAMENTE VULNERABILI”

IN ABRUZZO SONO STATI BRUCIATI 10 MILIONI DI METRI QUADRATI IN 7 GIORNI

“L’esclusione di qualsiasi ipotesi di apertura anticipata della caccia a qualsiasi specie; il divieto di attività venatoria per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti; una verifica dopo il mese di settembre per valutare la situazione; un’azione capillare di contrasto al bracconaggio”. È quanto chiede il WWF in una lettera inviata al Ministro dell’Ambiente e ai presidenti di tutte le regioni italiane per chiedere una limitazione dell’attività venatoria nella stagione 2017-2018. 

“Come noto, l’estate 2017 si sta caratterizzando per le eccezionali ondate di calore e le conseguenti temperature medie molto elevate. Al caldo si somma una drammatica e perdurante siccità (si stima che il deficit a luglio di quest’anno risulti del 45% rispetto alla media dello stesso mese del periodo 1970-2000). Per quanto riguarda gli incendi, risulta che sono andati distrutti dal fuoco - nel solo mese di luglio - oltre 65.000 ettari, comprese estese zone particolarmente pregiate per ricchezza di biodiversità come quelle di Parchi, Siti Natura 2000 e Oasi. Al momento non pare che questa complessa situazione muterà favorevolmente”. In Abruzzo, nella sola settimana scorsa, sono andati in fumo oltre 1000 ettari di boschi, macchie, praterie e diversi incendi stanno tuttora continuando a fare danni. 

Spiega il WWF nella lettera al ministro e ai governatori: “Un comprensibile allarme è stato lanciato anche dalle associazioni degli agricoltori per lo stato di difficoltà in cui versano gli animali da allevamento, a causa del caldo, della scarsità di acqua, di pascoli, di fieno. Se questa è la condizione degli animali allevati, curati dall’uomo, è altamente plausibile che il patrimonio faunistico nazionale si trovi in larga misura in una condizione di stress che lo rende altamente vulnerabile rispetto ad ulteriori, diverse pressioni”. 

“La situazione sarà ancora peggiore per gli uccelli migratori che, da questo mese, iniziano il viaggio verso l’Africa. Questi troveranno, in particolare nelle regioni del centro e del sud, in molte delle tradizionali aree di sosta e alimentazione, situazioni altamente mutate e critiche (boschi distrutti dagli incendi, fiumi e zone umide in secca, diffusa siccità, inaridimento) - continua la lettera del WWF - “I numerosi incendi di quest'anno, così come gli incendi degli anni passati, comportano una riduzione degli spazi di caccia poiché le aree percorse da incendi devono essere per legge sottratte all’attività venatoria: questo comporta che un numero più elevato di cacciatori si concentri nelle restanti aree aperte alla caccia”. 

Il WWF conclude la sua lettera chiedendo a ogni Regione, in base alle condizioni locali, “un divieto dell’attività venatoria su tutto il territorio regionale, qualora le condizioni di siccità e l’estensione degli incendi abbiano determinato un calo sensibile degli habitat e delle risorse trofiche a disposizione della fauna selvatica; limitazioni temporali e/o spaziali alla caccia di determinate specie, in particolare agli uccelli acquatici, anche tramite il divieto di caccia da appostamento; il blocco dei ripopolamenti fino a data da destinarsi, per non sottrarre importanti risorse trofiche alla fauna già presente e blocco di qualsiasi forma di addestramento dei cani da caccia e di gare cinofile che costituiscono ulteriori fattori di stress per le popolazioni selvatiche”, come già suggerito in passato da autorevoli pareri ISPRA, anche in condizioni ben più lievi delle attuali.


lunedì 7 agosto 2017

Situazione di drammatica siccità

L’eccezionale periodo di calura e siccità richiede misure straordinarie di prevenzione e controllo


L’eccezionale e perdurante situazione meteo di estrema calura e siccità sta mettendo a dura prova il sistema idrico regionale, con alcune aree già in stato di profonda crisi e con la gran parte dei fiumi sotto il livello medio della stagione. Una situazione eccezionale che richiede misure straordinarie, a cominciare da una precisa e dettagliata conoscenza del territorio.
L’ARCI Pesca ha recentemente scritto alla Regione per chiedere che l’Abruzzo, imitando le Marche che hanno già agito in tal senso da alcuni giorni, disponga “un monitoraggio dei fiumi regionali, demandando il controllo alle polizie provinciali”, per una puntuale verifica “dello stato di salute della fauna ittica, visto quanto accaduto nel Fucino ed in altri corsi d’acqua minori oggi tutti in secca”. Una richiesta alla quale il WWF si associa, chiedendo alla Regione di monitorare anche la situazione degli acquiferi dai quali si riforniscono gli acquedotti per la distribuzione dell’acqua potabile.
«Il reticolato idrico regionale – dichiara il delegato WWF Luciano Di Tizio – è sotto stress per eccesso di captazioni, usi irrazionali, acquedotti colabrodo, corsi d’acqua superficiali soggetti ad inquinamento, ecc. Una situazione che richiederebbe un serio intervento e cospicui investimenti, ben più utili di quelli destinati a finanziare le ennesime cementificazioni che abbondano nel Masterplan regionale, sulle quali ci sarà da riflettere. Intanto però, con l’emergenza in corso, le ricognizioni a tappeto suggerite dall’ARCI Pesca possono rappresentare un primo concreto segnale di interessamento a cui una Regione ben amministrata non dovrebbe rinunciare».

venerdì 7 luglio 2017

Le faggete del PNALM sono Patrimonio Unesco


Il WWF Abruzzo festeggia un riconoscimento prestigioso che ora dovrà essere difeso e conservato




A distanza di un anno esatto dai lavori di asfaltatura dei Prati d’Angro, a Villavallelonga, arriva una bellissima notizia: la faggeta vetusta di Val Cervara è Patrimonio dell’Umanità. La nostra regione ha il suo primo sito Unesco. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono state selezionate infatti 5 faggete, per una superficie complessiva di 937 ettari, ricadenti nei comuni di Villavallelonga, Lecce nei Marsi, Pescasseroli e Opi. Oltre a quella di Val Cervara, che ha oltre 500 anni ed è la più antica d’Europa, sono state riconosciute le faggete di Moricento (Lecce nei Marsi), Coppo del Principe e Coppo del Morto (Pescasseroli) e Cacciagrande (Opi). La decisione è stata presa dall’Unesco venerdì 7 luglio a Cracovia. È la prima volta che nella lista italiana dei Patrimoni dell’Umanità compaiono delle foreste. Le faggete premiate sono associazioni forestali composte principalmente dal faggio (Fagus sylvatica) in associazione con altre essenze che vegetano nelle nostre montagne tra gli 800 e i 1.800 metri sul livello del mare. Queste foreste rivestono un’enorme importanza ecologica non solo per la presenza dei faggi ultracentenari, ma anche per la preziosa biodiversità che le contraddistingue. Ci fa piacere constatare come riconoscimenti di tale calibro e levatura internazionale vadano a premiare le politiche di conservazione e facciano emergere la vera essenza delle aree protette. L’ingresso nei siti Unesco potrà dare ai territori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nuovi canali di promozione turistica responsabile, basata sul rispetto e sulla conoscenza degli habitat di pregio e rivolta a un pubblico sensibile e attento, alla ricerca proprio degli ambienti naturali intatti.

Il WWF Abruzzo, insieme al WWF Abruzzo Montano, festeggia questo traguardo e si congratula con tutti coloro i quali hanno operato per ottenere un risultato tanto prestigioso, ma allo stesso tempo ricorda che non bisogna dare per scontato che questo ambito riconoscimento sia permanente. Per mantenere tale privilegio occorreranno responsabilità e un’azione amministrativa adeguata (a cominciare dal rispetto delle prescrizioni date per i lavori di Villavallelonga: l’apposizione della sbarra sulla strada di accesso e il ripristino di quanto realizzato senza autorizzazioni) che sappiano difendere un patrimonio che da oggi non è più solo nostro: ora appartiene a tutta l’Umanità.

sabato 3 giugno 2017

Sversato materiale di dubbia provenienza su alcuni terreni adiacenti al PNALM


Il WWF Abruzzo Montano, interessato dai cittadini, ha segnalato alle autorità preposte una potenziale emergenza ambientale, igienico-sanitaria e paesaggistica a Villavallelonga

Dopo l’amara vicenda della “strada nel bosco”, la lingua d’asfalto che porta nella località Aceretta, nel cuore di una Zona a Protezione Speciale, il territorio di Villavallelonga torna alla ribalta a causa dello sversamento e spandimento di ingenti quantità di materiale di natura e provenienza incerta, su diversi terreni adiacenti al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. 
Nei giorni scorsi, diverse decine di mezzi pesanti procedevano verso la zona del galoppatoio di Villavallelonga, all’ingresso del paese. Questo insolito ed anomalo traffico pesante ha incuriosito ed allertato diversi cittadini locali che, recandosi sui luoghi, hanno potuto documentare e fotografare da vicino il materiale scaricato e, dalle foto, è chiaramente visibile la presenza di elementi plastici e di presidi medico-chirurgici, inquinanti o potenzialmente tali. Il materiale è stato poi arato e miscelato quasi immediatamente nei terreni di conferimento, con interramento e cancellazione di tali residui.
Il WWF Abruzzo Montano, allertato dai cittadini, ha inoltrato una segnalazione di emergenza ambientale al Sindaco, all’ARTA, ai Carabinieri Forestali e alla Procura della Repubblica di Avezzano, affinché siano eseguiti sopralluoghi, accertamenti e indagini adeguate, per accertare la conformità e la provenienza del materiale, verificare lo stato dei luoghi e identificare eventuali reati in materia ambientale. 
Il WWF Abruzzo Montano ringrazia la sensibilità e la partecipazione attiva dei cittadini amanti e tutori del proprio territorio, che con coraggio hanno documentato una situazione di danno ambientale che sarebbe passata inosservata senza il loro intervento, in un luogo rimasto incontaminato per secoli ma ora costantemente aggredito e violentato dall’uomo.

sabato 27 maggio 2017

Classe amica della Natura 2017



Sabato 27 maggio il WWF Abruzzo Montano ha premiato come Classe amica della Natura la V A della scuola primaria Don Bosco di Avezzano.

“Infonde grande ottimismo e ammirazione il progetto interdisciplinare sulle energie e sulla loro sostenibilità, coordinato magistralmente nel corso dei 5 anni scolastici dalla docente Letizia Vincenti, in collaborazione con AmbeCo” – dichiara il presidente dell’associazione ambientalista, dott. Giuseppe Walter Delle Coste. “Assistere all’evento conclusivo, vedendo con quanta bravura e rigore scientifico questi bambini hanno padroneggiato le tematiche energetiche con prove dimostrative, ha emozionato i tantissimi presenti. È evidente la passione con la quale le insegnanti hanno lavorato, motivate dall’obiettivo di fornire nuovi spunti per una solida cultura scientifica, ma è sorprendente la sensibilità ambientale, verso il nostro territorio e il pianeta Terra, che gli alunni hanno voluto testimoniare con dimostrazioni, canti e coreografie. Il WWF crede fortemente nei giovani, nelle loro menti e nelle loro azioni: per questo intendiamo potenziare la collaborazione con le scuole. Imparare a vivere in modo sostenibile - rispettando e condividendo le risorse - è un diritto di bambine e bambini; insegnarlo è un dovere della scuola e della società, per accrescere la coscienza civile e ambientale nelle nuove generazioni: il domani di tutti noi.”

Grazie di cuore, allora, alle insegnanti della V A e a tutti i bambini: Giorgia Anselmi, Nico Babbo, Stefano Carbonelli, Giancarlo Caruso, Elisa Colabianchi, Silvia Collacciani, Leonardo De Blasis, Laura De Luca, Maria Vittoria Di Stefano, Asia Di Toro, Sofia Farina, Giulia Iacoboni, Matteo Iafrate, Martina Lacedonia, Valeria Maceroni, Tommaso Murzilli, Michela Musicanti, Keyla Quattrocchi, Manuel Rastellini, Nicolò Rodorigo, Marianna Rosati, Asia Scafati, Leonardo Valente, Elisa Zazza.

domenica 21 maggio 2017

Giornata delle Oasi WWF e RiservAmica



Quest'anno la Giornata delle Oasi WWF vuole essere una vera e propria festa della biodiversità, la ricchezza di ambienti e specie naturali che, insieme al patrimonio artistico e culturale, fa dell’Italia un paese unico al mondo. Pertanto, domenica 21 maggio al nostro tradizionale evento si affianca la quinta edizione di RiservAmica, in virtù del recente accordo tra WWF e l’Arma dei Carabinieri. I due enti complessivamente proteggono oltre 200 oasi, parchi e riserve. Questa nuova partnership permette a tutti i cittadini che lo desiderano di scoprire i tesori della nostra fauna, come i grifoni nella Riserva Statale del Monte Velino, presso Magliano de' Marsi e l’orso marsicano nella Riserva WWF delle Gole del Sagittario, presso Anversa degli Abruzzi.
La manifestazione è un appuntamento irrinunciabile per chi vuole scoprire la bellezza degli ambienti protetti, osservare specie rare, trascorrere una domenica all’aria aperta e toccare con mano l’impegno di chi, ogni giorno, difende in prima linea i nostri tesori. Le Oasi WWF e le Riserve dello Stato, infatti, sono un patrimonio comune che i due enti custodiscono storicamente, rappresentando così i capisaldi della conservazione in Italia.