mercoledì 18 settembre 2013

Acqua (poco) azzurra, acqua cara....

La situazione del Servizio Idrico nella Marsica è talmente grave che merita di essere affrontata con un “Piano Marshall regionale” per l’acqua che ponga urgente rimedio ai gravissimi problemi ambientali, sociali ed economici riguardanti la gestione del Servizio Idrico nella Marsica e nell’intera Regione. Per usare un termine diffuso negli ultimi giorni, bisogna effettuare un vero e proprio parbuckling della gestione disastrosa degli ultimi anni.


Esprimiamo sconcerto e profonda preoccupazione relativamente alla gestione del Sistema Idrico Integrato nella Marsica. A fronte dei gravissimi problemi economici ed ambientali emersi clamorosamente negli ultimi mesi –  a partire dalla mancanza di depuratori funzionanti ed efficienti (con gravissime ripercussioni sullo stato delle acque del Fucino) – manca in sede politica e istituzionale un dibattito trasparente e serio.
Il CAM è gravemente inadempiente rispetto agli obblighi scaturenti dalla convenzione ventennale del 2007 ATO-CAM e ci chiediamo perché il Commissario Unico Straordinario non abbia ancora deciso di revocare la concessione di affidamento.
Basti pensare che – come attestato dal recente Piano Industriale - il CAM ha tralasciato completamente gli investimenti per le infrastrutture e per la depurazione: negli ultimi anni su 15 milioni versati dai cittadini destinati agli investimenti per le opere di depurazione, sono stati effettivamente impiegati solo 300.000 euro. Ci sorge spontanea qualche domanda: gli altri soldi che fine hanno fatto?  Lo stratosferico debito deriva solo dal fatto che la tariffa era troppo “bassa” (come ripetono molti) o c’è dell’altro? E’ vero che i fanghi dei depuratori non vengono rimossi per impossibilità di pagare i fornitori e che le sostanze tossiche vanno così a inquinare le falde? E’ vero che il CAM non ha soldi per riparare le tubature rotte? Perché il Consorzio  continua ad ignorare le più elementari norme di trasparenza quali la pubblicazione dei verbali degli organi di gestione? C’è tuttora qualcosa da nascondere?

La situazione è talmente grave che persino la Prefettura sta intervenendo convocando riunioni e tavoli. Al contempo le Autorità che hanno poteri di controllo sul CAM (Regione, Commissario Unico Straordinario) e che dovrebbero esercitare i propri incisivi poteri rimangono silenti e inerti. La questione “acqua” si sta  trasformando solo in un problema di ordine pubblico? La Regione e l’ERSI intendono delegare ogni decisione all’Autorità di Pubblica Sicurezza?
L’assordante silenzio della Regione e dell’ERSI legittima peraltro le idee più strampalate. Parte dei Comuni soci vorrebbero creare una bad company ove stornare tutte le passività e i debiti istituendo al contempo una nuova società mista pubblico-privata cui affidare la gestione del S.I.I., in barba al referendum del 2011; si parla di affidamenti trentennali per creare una posizione di monopolio appetibile per i privati in quanto idonea ad assicurare profitti enormi e sicuri, ma l’acqua è un diritto umano universale e nessuno può appropriarsene, né farci profitti! Infine c’è chi pensa che i problemi possano essere risolti da un gruppo di “saggi” che, come gli alchimisti medievali, dovrebbe escogitare, nel segreto delle loro stanze e con la connivenza di troppa politica, rimedi francamente impossibili e per di più contrastanti con l'abolizione legislativa degli ATO provinciali e subprovinciali e la creazione di un un unico ATO regionale (ATUR).

Riteniamo che l’Autorità titolare della concessione di affidamento al CAM S.p.A. (ossia il CUS, erede dell'Ente d'Ambito) debba trarre le conseguenze di questa situazione e cercare veri rimedi. Vi sono dirigenti regionali che da vent’anni prendono tutte le decisioni sull’organizzazione e la gestione del Servizio Idrico Integrato e  hanno assecondato – quantomeno per omesso controllo –la pessima gestione del CAM. I Comuni, a loro volta, sono doppiamente colpevoli in quanto sono soci del CAM e membri dell'Ente d'Ambito, e non hanno esercitato il proprio controllo né nell'una nè nell'altra veste. Oggi i dirigenti della Regione e gli amministratori dei Comuni non possono far finta di scendere dalla luna.

La situazione del Servizio Idrico nella Marsica è talmente grave che merita di essere affrontata con un “Piano Marshall regionale” per l’acqua che ponga urgente rimedio ai gravissimi problemi ambientali, sociali ed economici riguardanti la gestione del Servizio Idrico nella Marsica e nell’intera Regione. Per usare un termine diffuso negli ultimi giorni, bisogna effettuare un vero e proprio parbuckling della gestione disastrosa degli ultimi anni.

mercoledì 11 settembre 2013

La depurazione che non c'è: e noi paghiamo!

Lo scorso 27 ottobre 2012, il wwf Marsica ha inviato una denuncia di abbandono rifiuti in località Ponte Baggiano, nella quale si chiedeva non solo la bonifica dell’area, ma anche di effettuare un’analisi microbiologica per capire lo stato di qualità delle acque irrigue nelle località medesima.
A seguito di questa richiesta il giorno 13 novembre 2012 l’Arta Abruzzo ha effettuato sopralluogo e prelievo di campioni di acqua in due punti nella località di Ponte Baggiano. Il risultato delle analisi è stato comunicato a vari enti tra cui ASL, Consorzio di Bonifica Ovest e Regione Abruzzo. Le analisi parlavano chiaro, qualità microbiologica delle acque pessima con presenza di Enterococchi, Coliformi e Salmonella.

Il 13 gennaio 2013 l’Ufficio Qualità delle acque della Regione Abruzzo chiedeva formalmente all’ARTA di procedere ad informare della situazione riscontrata anche il Sindaco del comune di Avezzano affinché  potesse prendere gli opportuni provvedimenti. Provvedimenti che non sono mai arrivati.

Oltre al comune di Avezzano, la comunicazione di cui sopra venne inviata per conoscenza anche ad altri enti tra cui il Consorzio di Bonifica Ovest, il quale con comunicazione del 24 gennaio 2013 evidenziava di essere responsabile della sola manutenzione dei canali fucensi mediante riprofilatura e risagomatura periodica delle sponde e non dello stato di qualità delle acque.

Tuttavia oggi veniamo a conoscenza di  un’ordinanza comunale (ORD. N. 435) con cui si fa divieto assoluto di prelievo ed utilizzo delle acque a scopo irriguo in località Ponte Baggiano a seguito di analisi effettuate nello scorso mese di luglio (ignorando totalmente le precedenti analisi) e si chiede al Consorzio di Bonifica Ovest di provvedere al risanamento delle acque.

Tutto questo ci lascia estremamente perplessi sia in merito ai tempi, alle modalità e alle competenze dei soggetti interessati che a questo punto sembrano mostrare un evidente stato di confusione riguardo ai propri ruoli e funzioni. Ci chiediamo come mai nulla sia stato fatto prima dell’inizio della stagione agricola dato che i presupposti c’erano tutti. Ci troviamo di fronte al classico caso tutto italiano in cui si chiudono le porte dopo che i buoi sono ormai usciti  dalla stalla. 
L’inquinamento microbiologico delle acque del Fucino rappresenta la totale inadempienza di chi doveva depurare e non lo ha fatto e di chi doveva tutelare e assicurare all’economia agricola una qualità della risorsa idrica a dir poco eccellente dato che i prodotti finiscono sulle nostre tavole. Senza contare che i cittadini sostengono costi che riguardano non solo  i consumi, ma anche la depurazione delle acque, un servizio quest’ultimo totalmente assente, ma che paghiamo profumatamente.

Alla luce di tutto ciò, ci auguriamo che sul fronte della depurazione si inizino a fare meno parole e a lavorare concretamente ciascuno con i propri ruoli e competenze perseguendo obiettivi di tutela, igiene sanitaria e sicurezza alimentare, e si torni a parlare dei prodotti del Fucino come prodotti di eccellenza e qualità, cosa che non sarà possibile fare se la risorsa idrica continuerà ad essere soggetta ad una gestione che ci limitiamo a definire inadempiente e fallimentare.

Si rende noto che il wwf Marsica il 23 ottobre 2012 ha inviato una richiesta di informazioni sullo stato attuale dei depuratori a tutti i comuni marsicani mentre a febbraio 2013 ha segnalato alla ASL di competenza altri 7 punti di prelievo delle acque sull’intero territorio Fucense. Dopo aver ottenuto con molta fatica le risposte dai vari comuni, siamo ora in attesa del completamento dei monitoraggi e conseguenti  risultati delle analisi,  per poi procedere alla stesura e presentazione di un dossier che auspichiamo diventi un documento da cui partire per lavorare in sinergia cittadini e amministratori con proposte e azioni concrete relativamente al discorso depurazione delle acque.

mercoledì 7 agosto 2013

Il Wwf Marsica diffida il comune di Avezzano

E’ stata inoltrata al Comune di Avezzano, alla Procura della Repubblica di Avezzano e  al Corpo Forestale dello Stato l’istanza di accesso agli atti con cui il Wwf Marsica chiede formalmente di poter accedere alle informazioni di natura ambientale (Ex D.Lsg 195/05) relativamente ai lavori di sistemazione del piazzale antistante la Chiesa della SS. Trinità in Via Garibaldi e ai lavori di realizzazione di una rotatoria in Piazza Orlandini.

I lavori hanno portato al taglio “improprio” di 20 alberi, patrimonio arboreo e dell’intera collettività, tutelato sia dalle leggi nazionali, regionali che dallo stesso regolamento comunale.
Il wwf Marsica diffida  il Comune di Avezzano dal proseguire i suddetti lavori e a rendere immediatamente funzionante la Commissione Comunale per la Gestione del Verde pubblico così come prevedono i regolamenti n. 92 provato con Delibera di C.C. n. 92 del 6.10.1997 e il regolamento n 31 approvato con Delibera di C.C. n. 31 del 23.4.1997, a tal fine l’associazione ambientalista manifesta la volontà di partecipare alla stessa Commissione così come regolamento prevede. 

"La gestione del verde pubblico in questa città appare totalmente allo sbando e priva di tutela e pianificazione – commenta Angelo Viscogliosi, Presidente Wwf Marsica – parliamo di un bene che appartiene alla collettività e che svolge funzioni sociali, paesaggistiche ed igienico - ambientali fondamentali. Relativamente al taglio dei 20 alberi effettuato la scorsa settimana chiediamo che questi vengano immediatamente ripiantati e soprattutto chiediamo di sapere se prima di operare il taglio, sia stato acquisito il parere del Corpo Forestale dello Stato, così come previsto dal art. 6 della  legge regionale n. 12 del 28.5.2013. Solo nell’area del quadrilatero sono state contate 94 piante che negli ultimi decenni il Comune di Avezzano non ha ripiantato dopo il taglio. Il numero è approssimato per difetto, nel senso che non sono state conteggiate le piante malandate  e quelle danneggiate. Immaginiamo sull’intero territorio comunale.”

Continua la raccolta firme promossa dal Wwf Marsica, invitiamo i cittadini a recarsi presso la Bottega del Commercio equo solidale in piazza Matteotti per dare il proprio contributo alla petizione con cui si chiede a questa amministrazione di tutelare  un bene che ci appartiene fin dai tempi del dopo terremoto. Chiediamo che Avezzano inizi davvero a muoversi secondo i criteri e le tecniche che sono il fondamento della sostenibilità e che possono rappresentare  un vero e proprio salto di qualità nella gestione di questa città. Si può firmare la petizione anche collegandosi al sito del wwf Marsica (wwfmarsica.blogspot.com)
Forestale dello Stato 

sabato 3 agosto 2013

Petizione popolare a tutela dei nostri alberi

By Lorenzo Manfreda
Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
(Proverbio cinese)

Il wwf Marsica lancia una petizione popolare con cui si chiede alla Città di Avezzano di tutelare il patrimonio arboreo (così come il regolamento comunale e le leggi nazionali e regionali prevedono). 

La petizione può essere firmata direttamente online, collegandosi al sito del Wwf Marsica (wwfmarsica.blogspot.com) e relativa pagina facebook, oppure recandosi di persona presso la Bottega Equosolidale sita in Piazza Matteotti (aventi stazione dei treni).





A seguito dell’immotivato taglio di alberi che ha coinvolto la zona di via Garibaldi il wwf Marsica ha presentato una protesta formale al Corpo Forestale dello Stato e all’Amministrazione Comunale motivando in modo preciso e puntuale la propria contrarietà a quanto accaduto al patrimonio arboreo della città e chiedendo che le norme previste dalla Legge e dallo stesso regolamento comunale (C.C. n. 92 del 6.10.1997) vengano rispettate e messe in atto.

Il comune ha risposto alla segnalazione del Wwf motivando che gli alberi tagliati erano malati e che verranno rimpiazzati.

“Siamo andati sul posto, e abbiamo fotografato ciò che ne resta – dichiara Angelo Viscogliosi presidente della sezione locale del wwf – e possiamo dire con certezza che sul totale di alberi tagliati quelli realmente malati sono il 10 %, ovvero 2 su 20. In alcuni punti, per creare parcheggi auto,  ridurranno i marciapiedi di un metro e mezzo, di conseguenza lì non sarà affatto possibile ripiantarne di nuovi”.

Non sempre succede che ogni albero tagliato è in seguito rimpiazzato  - fa sapere dal suo blog Giuseppe Pantaleo, illustratore grafico e socio fondatore wwf Marsica – è sufficiente una passeggiata per la città per rendersene conto: solo nel Quadrilatero, sono decine i monconi d’albero. Pericolosi quando nevica, tra l’altro”.

Nel corso degli anni e delle varie amministrazioni, Avezzano ha visto operare cambiamenti che avrebbero dovuto apportare delle “migliorie” all’urbanistica della città, ma di fatto si è sempre andati dalla parte opposta. Ben vengano gli interventi di manutenzione della città se necessari, ma chiediamo che questi vengano operati avendo cura e rispetto dell’ambiente, adottando criteri progettuali e urbanistici che tengano espressamente conto anche delle funzioni vitali che 

LA VEGETAZIONE ARBOREA RIVESTE AI FINI  PAESAGGISTICI, SOCIO-CULTURALI E IGIENICO-AMBIENTALI PER LA CITTÀ DI AVEZZANO E PER IL SUO TERRITORIO
(art.1 delibera di C.C. n. 92 del 6.10.1997)

Foto: appositamente ideata per noi da Lorenzo Manfreda

mercoledì 31 luglio 2013

Avezzano nuoce gravemente al verde pubblico

E dopo il taglio dell’albero in Piazza Risorgimento per far posto al busto in pietra e metallo di Camillo Corradini ecco che ad Avezzano si continua a nuocere gravemente al verde pubblico. 


Stavolta si tratta di realizzare due progetti e per farlo hanno tagliato di netto 20 alberi di Robinia.  Un progetto prevede la realizzazione della rotatoria di Piazza Orlandini, l'altro quello della sistemazione del sagrato e dintorni della Parrocchia SS. Trinità su Via Garibaldi, vicino all'incrocio con Via Colonna. Non solo hanno ben pensato di tagliare gli alberi, ma persino di ridurre  di un  metro e mezzo la larghezza dei marciapiedi per far posto ad altri parcheggi per le auto! Così funziona nella metropoli Marsicana: lì dove esistono parcheggi auto, questi vengono occupati da brutti e fastidiose gabbie di vetro e metallo dove gli avezzanesi sostano per un aperitivo e lì dove ci sono alberi e verde urbano mettono i parcheggi!
E pensare che nel 2011 proprio questa città ospitò presso il Castello Orsini un convegno in cui l'urbanista Georg Josef Frish, sottolineava che per migliorare la qualità della nostra città bisogna ridurre lo spazio alle auto! Si predica bene ad Avezzano ma si razzola davvero molto male.

Premesso che si sta violando una legge regionale che tutela gli alberi inseriti nel paesaggio urbano disciplinandone l’eventuale taglio, ci si chiede se a quest’opera non si possano valutare soluzioni alternative e più decorose. Tanto per fare un esempio: ciò che la gran parte degli avezzanesi ignora è che in fondo a Via Garibaldi c’è l'Aia dei Musei che ospita il Museo lapidario, famoso in tutto il mondo tra gli studiosi grazie ai pezzi unici e di valore inestimabile qui conservati. Se Avezzano fosse stata una città all’avanguardia amministrata in modo etico, consapevole, socialmente ed economicamente utile  oggi in Via Garibaldi avremmo visto operai impegnati nella costruzione di una pista ciclabile o nella manutenzione dei marciapiedi, valorizzandoli  e, ove necessario, ampliandoli, consentendo così alle scolaresche, alle famiglie o ai gruppi di amici di poter raggiungere il museo a piedi, in bicicletta, in tutta sicurezza e accompagnati dalla bellezza e dall’armonia del verde urbano. Modello virtuoso di mobilità e architettura urbana sostenibile dal quale ahinoi questa città è davvero troppo lontana.

E se proprio si voleva intervenire sui marciapiedi, allora perché non riparare quelli situati sempre su Via Garibaldi dopo l'incrocio con via sant'Andrea? Questi sono completamente frantumati e pericolosi per la sicurezza dei pedoni! E la situazione è simile anche in altre parti della città.E’ inaccettabile che una rotatoria o la risistemazione del sagrato di una chiesa diventino il pretesto per eliminare alberi e ridurre marciapiedi. Ancora una volta si interviene sull’aspetto urbanistico di questa città senza fare un vero salto di qualità in avanti!

La strage degli innocenti

Un intervento tanto dissennato non si vedeva dai tempi della Giunta Spallone, che dispose la riduzione dei marciapiedi e l’abbattimento di magnifiche alberature urbane.

Scellerata è l' operazione di taglio ed espianto di decine di imponenti alberi di robinia (Robinia pseudoacacia) che l’Amministrazione comunale di Avezzano ha già eseguito in Piazza Orlandini, e sta proseguendo in Via Garibaldi  a fianco della Chiesa della SS. Trinità.

Si tratta di un fatto gravissimo e illegale: ci chiediamo chi abbia potuto disporre un intervento così assurdo che oltre a contrastare con le regole della tutela ambientale, del decoro e dell’arredo urbano, contrasta palesemente con l’art. 6 della legge regionale Abruzzo n. 12 del 28 maggio 2013 e con l’art. 9 della legge regionale Abruzzo  n. 38 del 1982”.

Entrambe le norme, infatti, impongo limiti all’abbattimento, all’estirpazione e al danneggiamento di “alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale”.

Ricordiamo ancora una volta che la città di Avezzano ha aderito ad Agenda 21 a alla Carta di Aalborg: entrambi i documenti rappresentano un ampio programma di pianificazione e azione volto alla creazione di un modello urbano sostenibile, con particolare attenzione al verde pubblico fondamentale nello svolgere funzioni sociali, ricreative, igieniche, culturali, estetiche ed architettoniche.

Per quanto riguarda la questione “verde urbano” è triste dover constatare che le decisioni dell’amministrazione comunale continuano non solo ad essere in contrasto con le Norme ed i principi di sostenibilità, ma che le dichiarazioni contenute nel programma elettorale (attenzione al decoro urbano, alla tutela dell’ambiente e dei pedoni) sono rimaste tali, senza alcun seguito concreto.
Si prosegue in politiche scellerate che da decenni rendono la nostra città sempre più degradata sia dal punto di vista estetico che ambientale. 

Invitiamo i cittadini ad inviare email di protesta al Comune di Avezzano:  Indirizzo email

giovedì 4 luglio 2013

Bussi: il Governo azzera la bonifica

Colpo di spugna sulla bonifica a Bussi? Con il “Decreto del Fare” la salute dei cittadini subordinata al profitto delle aziende. Nel provvedimento anche una nuova spinta a favore della Centrale Powercrop ad Avezzano. Il WWF:" inaccettabile, i parlamentari abruzzesi assicurino l'impegno per cambiare le norme in sede di conversione in legge"


Il WWF lancia un appello ai parlamentari eletti nella regione affinché si mobilitino nei prossimi giorni per tutelare la salute e l'ambiente degli abruzzesi cambiando due norme letteralmente dirompenti contenute nel cosiddetto “Decreto del Fare” che ora è all'esame del Parlamento per la conversione in legge.  Infatti, il testo voluto dal Governo può portare ad effetti gravissimi sulla questione della bonifica del sito di Bussi (nonché di tutti i siti inquinati presenti nella regione, come il Saline-Alento e l'area industriale di Chieti) e sulla vicenda della Centrale Powercrop ad Avezzano.

La prima norma, contenuta nell'art.41, riguarda le bonifiche dei siti inquinati. Addirittura, anche in caso di conclamato impatto sulla salute dei cittadini (invitiamo a leggere l'incredibile formulazione del testo!), si subordina la rimozione delle cause che hanno portato all'inquinamento delle falde acquifere alle esigenze economiche delle aziende coinvolte. Sostanzialmente, in caso di “insostenibilità economica” (il decreto non precisa neanche in che termini, basterà un'autocertificazione?), invece di rimuovere terreni inquinati e rifiuti sotterrati si potrà agire solo sugli effetti e, cioè, limitarsi a trattare le acque inquinate, senza limiti di tempo. Si interviene, quindi, sui sintomi e non sulla cura della malattia. A peggiorare, se possibile, il quadro, il decreto indica che il trattamento delle acque deve assicurare solo una “attenuazione” e “riduzione” del livello degli inquinanti che fuoriescono dal sito inquinato attraverso le acque, senza precisare valori. Pertanto se si passa da valori 1000 volte superiori ai limiti a “solo” 500 volte le soglie, un'azienda potrebbe dire di aver rispettato il dettato del Decreto? Il tutto per sostanze cancerogene e tossiche con impatto devastante e, in alcuni casi, permanente, sull'ambiente e sulla salute della popolazione. 
Il caso di Bussi potrebbe essere paradigmatico per l'applicazione di queste incredibili norme che mettono alla mercé del profitto il diritto alla salute, visto che la vera bonifica potrebbe essere  rimandata sine die facendo permanere per i prossimi decenni il solo trattamento delle acque a valle dell'area inquinata. 

La seconda norma, contenuta nell'Art.9, a prima vista appare sacrosanta, visto che si applica ai casi di mancata spesa dei fondi comunitari, arrivando a commissariare le realtà che presentano ritardi. In realtà, il provvedimento di commissariamento può arrivare non solo per superare “inadempienze” ma anche per scavalcare non meglio precisate “criticità” facilitando l'iter amministrativo. La Regione sarebbe solo “sentita” prima del Commissariamento. 
Nel caso della mega-centrale a biomasse Powercrop, su cui il consiglio regionale ha espresso un chiaro dissenso, è facile prevedere la riproposizione di un commissario, dopo che quello nominato recentemente è decaduto a seguito della dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale di una norma voluta dal Governo Monti nel 2012 delle stesso tenore di quella rientrata ora dalla finestra nel cosiddetto “Decreto del Fare”.

Qui sotto il testo dei due articoli citati del Decreto.

ARTICOLO 41.
(Disposizioni in materia ambientale).

1. L’articolo 243 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

« ART. 243. (Gestione delle acque sotterranee emunte) 1. Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario, oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione conformi alle finalità generali e agli obiettivi di tutela, conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti dalla parte terza.

2. Gli interventi di conterminazione fisica o idraulica con emungimento e trattamento delle acque di falda contaminate sono ammessi solo nei casi in cui non è altrimenti possibile eliminare, prevenire o ridurre a livelli accettabili il rischio sanitario associato alla circolazione e alla diffusione delle stesse. Nel rispetto dei princìpi di risparmio idrico di cui al comma 1, in tali evenienze deve essere valutata la possibilità tecnica di utilizzazione delle acque emunte nei cicli produttivi in esercizio nel sito stesso o ai fini di cui al comma 6.

3. Ove non si proceda ai sensi dei commi 1 e 2, l’immissione di acque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura deve avvenire previo trattamento depurativo da effettuare presso un apposito impianto di trattamento delle acque di falda o presso gli impianti di trattamento delle acque reflue industriali esistenti e in esercizio in loco, che risultino tecnicamente idonei.

4. Le acque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza.

5. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 104, ai soli fini della bonifica delle acque sotterranee, è ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte. Il progetto previsto all’articolo 242 deve indicare la tipologia di trattamento, le caratteristiche quali-quantitative delle acque reimmesse, le modalità di reimmissione e le misure di messa in sicurezza della porzione di acquifero interessato dal sistema di estrazione e reimmissione. Le acque emunte possono essere reimmesse, anche mediante reiterati cicli di emungimento e reim missione, nel medesimo acquifero ai soli fini della bonifica dello stesso, previo
trattamento in un impianto idoneo che ne riduca in modo effettivo la contaminazione, e non devono contenere altre acque di scarico né altre sostanze.

6. In ogni caso le attività di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 devono garantire un’effettiva riduzione dei carichi inquinanti immessi nel l’ambiente; a tal fine i valori limite di emissione degli scarichi degli impianti di trattamento delle acque di falda contaminate emunte sono determinati in massa.».


ARTICOLO 9.
(Accelerazione nell’utilizzazione dei fondi strutturali europei).

2. Al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Unione europea per i casi di mancata attuazione dei programmi e dei progetti cofinanziati con fondi strutturali europei e di sottoutilizzazione dei relativi finanziamenti, relativamente alla programmazione 2007-2013, lo Stato, o la Regione, ove accertino ritardi ingiustificati nell’adozione di atti di competenza degli enti territoriali, possono intervenire in via di sussidiarietà, sostituendosi all’ente inadempiente secondo quanto disposto dai commi 3 e 4 del presente articolo.

3. Le amministrazioni competenti all’utilizzazione dei diversi fondi strutturali, nei casi in cui riscontrino criticità nelle procedure di attuazione dei programmi, dei progetti e degli interventi di cui al comma 2, riguardanti la programmazione 2007-2013, convocano una Conferenza di servizi al fine di individuare le inadempienze e accertarne le eventuali cause, rimuovendo, ove possibile, gli ostacoli
verificatisi.

4. Ove non sia stato possibile superare le eventuali inadempienze nel corso della Conferenza di servizi di cui al comma 3, le amministrazioni, per la parte relativa alla propria competenza, comunicano all’ente territoriale inadempiente i motivi di ritardo nell’attuazione dei programmi, progetti e interventi di cui al comma 2 e indicano quali iniziative ed atti da adottare. In caso di ulteriore mancato adempimento, entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione, l’amministrazione dello Stato, sentite le Regioni interessate, adotta le iniziative necessarie al superamento delle criticità riscontrate, eventualmente sostituendosi all’ente inadempiente attraverso la nomina di uno o più commissari ad acta.