lunedì 11 luglio 2016

Sfregio ai Prati d'Angro



Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è uno dei parchi nazionali storici più importanti d'Italia ed un Sito di Importanza Comunitaria della Rete Natura 2000, con specie uniche come l'orso bruno marsicano, il camoscio appenninico e il picchio dorsobianco di Lilford. Proprio una delle aree di maggior pregio per la presenza di faggete secolari, tutelate dalla presenza di zone a riserva integrale, è stata sfregiata dai lavori per asfaltare una strada che penetra nella bellissima zona dei Prati d'Angro, nel territorio comunale di Villavallelonga, per eseguire un progetto di manutenzione straordinaria dal costo di circa 500.000 euro di fondi pubblici. La strada in questione fu già parzialmente asfaltata anni addietro, ma ormai da molto tempo si trovava in condizioni di sterrato, a uso solo dei locali aventi diritto per svolgere le attività agro-silvo-pastorali tipiche delle aree montane abruzzesi e ai turisti della domenica non disposti a lasciare l'auto pochi chilometri prima. Da anni il Parco cerca di porre un limite all'accesso, come è avvenuto in altri luoghi dell'area protetta, ma purtroppo con scarsi risultati. Quest'ultimo intervento è stato autorizzato anche dall'Ente Parco, che ha cercato un compromesso proponendo misure di compensazione e mitigazione, seppur minime, al progetto del Comune. Tra le prescrizioni dell'Ente Parco c'era anche quella di limitare l'intervento alla parte iniziale della valle e la futura limitazione dell'accesso attraverso una sbarra. Tutto vano, perché i lavori sono iniziati proprio dal fondovalle, dall'area più sensibile, peraltro in base ad una valutazione d'incidenza, obbligatoria per il rispetto delle norme comunitarie, assolutamente insufficiente. Del resto, molti studi scientifici dimostrano inequivocabilmente l'impatto che ha questo tipo di interventi su molte specie animali e vegetali. A parere del WWF, l'Ente Parco non avrebbe dovuto rilasciare il nulla osta e comunque deve oggi intervenire per bloccare l'attacco al suo patrimonio. E tutti gli enti competenti, compreso il Ministero dell'Ambiente, devono adoperarsi per fermare questo assurdo progetto, scongiurando danni irreversibili al patrimonio naturale del Parco, con conseguenti inadempienze delle normative comunitarie foriere di ulteriori procedure di infrazione in materia ambientale, sulle quali il nostro Paese detiene un record negativo.

"Il WWF non può assistere a questo scempio non giustificato da alcuna motivazione pratica, visto che la strada non ha neppure funzioni di collegamento" dichiara Luciano Di Tizio, Delegato WWF Abruzzo. "Stiamo assistendo ad un'aggressione al territorio che ci riporta alle battaglie storiche del Parco d'Abruzzo contro i tentativi di costruzione di strade e villette in un'area prossima a questa, quella della Cicerana".

"L'area dei Prati d'Angro è di grande importanza per l'orso bruno marsicano, è frequentata anche da femmine con prole ed è ricca di siti di rifugio e alimentazione" conclude Dante Caserta, Vicepresidente WWF Italia. "E riveste una notevole importanza anche per la presenza di specie ornitiche nidificanti inserite nella Direttiva Uccelli. Come WWF siamo pronti ad affiancare tutti gli Enti che intendano effettivamente opporsi a questo scempio, a partire dall'Ente Parco, al quale chiediamo di intervenire immediatamente, vista la violazione delle sue stesse prescrizioni, e subito dopo di rivedere l'autorizzazione rilasciata".

mercoledì 6 luglio 2016

Fiume Sangro a rischio


Riduzione e incostanza della portata pregiudicano la salute del fiume e la sicurezza dei cittadini. Messe a rischio specie faunistiche di importanza comunitaria, a cominciare dalla lontra.

Ci risiamo: il fiume Sangro è di nuovo interessato da un progetto per la captazione di acqua (1.500 - 3.000 l/sec) a fini idroelettrici, presentato questa volta dalla Tecnobuilding di Eboli per un tratto del corso d’acqua nel territorio del Comune di Alfedena.
Il WWF ha presentato osservazioni in opposizione a questo progetto per una serie di ragioni. In primo luogo, perché comporterebbe un vulnus ambientale notevole, in un tratto rimasto sostanzialmente naturale e poco più a monte della deleteria canalizzazione del fiume realizzata negli anni ’80 del secolo scorso, con una conseguente, accresciuta condizione di rischio idraulico presso i centri abitati e un significativo aumento del degrado ambientale. Ha poco senso, mentre ci si sforza lodevolmente di ottenere la rinaturalizzazione dell’alveo e la mitigazione del rischio idrogeologico di inondazione nel tratto a suo tempo danneggiato, intervenire creando ulteriori problemi poco più a monte. Le conseguenze dell'eventuale realizzazione dell’impianto, aggiunte alla presenza della diga di Barrea e alla sottrazione sull’affluente Rio Torto (acqua non restituita al Sangro ma al fiume Volturno), sarebbero infatti disastrose: si rischia di far rimanere l’alveo (ad elevata permeabilità) completamente a secco per circa due chilometri, e nello stesso tempo di pregiudicare in forma grave l’ambiente fluviale a valle del punto di restituzione, per le ulteriori e dannose variazioni di portata.
Il presidente del WWF Abruzzo Montano, Walter Delle Coste, ricorda che «la Regione Abruzzo deve perseguire il raggiungimento degli obiettivi imposti dalla Direttiva 60/2000 CE Acque e previsti anche dal Piano Tutela delle Acque della Regione stessa: come potrebbe un simile, impattante intervento, conformarsi al perseguimento dell’obiettivo di qualità buono, nel rispetto del principio di non deterioramento previsto all’art. 4 della Direttiva stessa? Mi sembra importante sottolineare che oggi è un dato scientifico acclarato il fatto che la riduzione della portata pregiudica, tra l’altro, anche il potere di auto-depurazione dei fiumi. È doveroso opporsi a questo ennesimo assalto alle risorse idriche e il WWF è necessariamente contrario, come lo è stato già nel recente incontro del 28 giugno scorso presso il comitato VIA per l’annosa vicenda della centrale idroelettrica sul fiume Giovenco».
Con la costruzione delle previste strutture, nella fase di esercizio e ancora più in quella di cantiere, e con la captazione di 1.500 - 3.000 l/sec di acqua, che verrebbe poi restituita al fiume Sangro quasi due chilometri più a valle, si avrà infatti, inevitabilmente, una significativa degradazione ambientale, in grado di mettere a rischio la presenza di specie faunistiche tutelate dalla normativa europea, nazionale e regionale. «Nel fiume Sangro – sottolinea il delegato Abruzzo del WWF Italia Luciano Di Tizio - è da tempo accertata la presenza della Lontra europea (Lutra lutra), rigorosamente protetta dalla normativa internazionale e nazionale. Ci sono inoltre pesci, anfibi e rettili tutelati come specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa, e una preziosa colonia di Vespertilio di Daubenton (Myotis daubentonii), un chirottero estremamente importante per il controllo delle zanzare: volando a pelo d'acqua, ne cattura circa 5000 per notte!»
Il WWF, nell’esprimere la propria contrarietà al progetto, ha chiesto che venga rigettato per i danni ambientali che comporterebbe o, quantomeno, che venga sottoposto a una rigorosa fase di valutazione di impatto ambientale (VIA) e a ogni altro possibile esame preliminare volto a scongiurare eventuali, gravi danni, al territorio e ai suoi abitanti.

martedì 5 luglio 2016

I 50 anni del WWF Italia

Dal sito ufficiale di Francesco Petretti
http://www.francescopetretti.it/


Cinquanta anni fa nasceva il WWF Italia. Era l’estate del 1966, quando nello studio di Fulco Pratesi, in una tranquilla strada del quartiere Parioli a Roma, si incontrarono le poche persone che avevano deciso di intervenire in difesa della natura, che all’epoca era in balia di una crescita economica, demografica e urbana che stava travolgendo tutti gli ambienti naturali del Nostro Paese. I danni che si fecero in quel periodo furono quasi insanabili: furono gli anni in cui sparirono la foca monaca e l’avvoltoio monaco, il gipeto e il gobbo rugginoso, furono cancellate vaste paludi (Mezzano), distrutte le dune più belle, ridotti a meno di cento i lupi, estinti, o quasi gli orsi dell’Adamello Brenta, spazzate le lontre da tutti i fiumi e le lagune, tranne quelle del Cilento e della Basilicata. Insomma in quegli anni ci stavamo giocando il futuro del paesaggio naturale e della biodiversità in Italia, e se ciò non avvenne fu soprattutto grazie all’argine eretto da un manipolo di illuminati e un po’ visionari amanti della natura che realizzarono i primi interventi concreti. Nel bene e nel male, anche attraverso le inevitabili crisi che accompagnano la crescita e la maturazione di una “creatura” di cinquanta anni, al WWF va riconosciuto il merito di aver fermato la strage dei predatori, di aver fatto nascere l’attuale sistema delle aree protette, di aver conservato 35.000 ettari di ambienti naturali di altissima qualità, di aver lottato in difesa degli orsi e delle farfalle, dei cervi e dei lupi, dei cetacei e dei pipistrelli. Non ultimo, al WWF va ascritto il merito di aver “ importato” in Italia la moderna ricerca di campo sugli animali selvatici, in condizioni di libertà, ricerca che negli anni Sessanta e Settanta era fortemente progredita in tutto il Mondo (basti pensare ai lavori di Schaller, Goodal, Geist, Mech, Kruuk), ma in Italia era praticamente inesistente. Fu il WWF a promuovere i progetti di campo sul lupo, sull’orso, sul cervo sardo e successivamente su molte altre specie di vertebrati, invitando in Italia gli esperti stranieri che avviarono il lavoro, passando ben presto il testimone della ricerca ai primi zoologi italiani della fauna selvatica. Fu così che negli anni Ottanta nacque la prima vera scuola di zoologia dei vertebrati di campo che, con un termine moderno, potremmo definire biologi della conservazione. È motivo di orgoglio constatare, oggi, che, in un modo o nell’altro, praticamente tutte le più autorevoli figure italiane nel settore hanno lavorato anche con e per il WWF Italia.

Francesco Petretti

sabato 11 giugno 2016

Fulco Pratesi a Pescara per i 50 anni del WWF Italia



Sabato 11 giugno, alle ore 11, presso la Sala Figlia di Iorio del Palazzo della Provincia, in piazza Italia, a Pescara, Fulco Pratesi ha ripercorso la storia del WWF Italia in questo primo mezzo secolo di storia dell’ambientalismo italiano, attraverso una conversazione con Luciano Di Tizio, giornalista e delegato del WWF Italia in Abruzzo. Insieme a Pratesi anche Antonio Canu, presidente di WWF Oasi, Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia, Giampaolo Oddi, coordinatore delle guardie volontarie del WWF e Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara che ospita l’iniziativa, assieme ai rappresentanti delle 4 organizzazioni aggregate abruzzesi e ai tanti soci e simpatizzanti della nostra associazione.
La storia del WWF in Italia iniziò nel 1966, quando proprio Fulco Pratesi e pochi altri “visionari” decisero di dare vita all’associazione italiana del WWF, nato solo 5 anni prima, nel 1961, in Svizzera. Una storia di straordinario impegno ambientalista, di volontariato, di grandi battaglie, di importanti vittorie, ma anche di sconfitte che hanno reso, nel giro di pochi decenni, il WWF la più grande associazione ambientalista italiana e in alcuni casi hanno cambiato, in meglio, il nostro Paese. Una storia fatta da milioni di italiani che, almeno una volta, nel corso di questi 50 anni hanno aiutato e sostenuto il WWF in uno dei tantissimi progetti di conservazione, educazione ambientale, opposizione a progetti distruttivi, promozione del territorio, portati avanti in ogni angolo della Penisola. Ed è una storia anche abruzzese, perché le vicende del WWF e di Fulco Pratesi tante volte si sono intrecciate con l’Abruzzo e la sua natura, basti pensare alla storica Operazione San Francesco in difesa del lupo, che proprio dall’Abruzzo partì nei primi anni '70, agli anni di Fulco Pratesi al Parco Nazionale d’Abruzzo, fino alle battaglie dei giorni nostri per difendere il mare dalla deriva petrolifera. Una storia tutt’altro che conclusa: dall’incontro con Fulco Pratesi, il WWF Abruzzo e tutti i suoi attivisti ripartiranno per continuare in una azione di difesa e di valorizzazione della natura della quale, purtroppo, c’è ancora un infinito bisogno, in Abruzzo, in Italia e nel mondo.



venerdì 3 giugno 2016

Dai Marsi ai Marsicani



Dal 3 al 5 giugno 2016 il WWF Abruzzo Montano parteciperà all’evento “Dai Marsi ai Marsicani", patrocinato dalla regione Abruzzo e dal comune di Avezzano. Saranno protagonisti scuole, associazioni e studiosi legati alla Marsica, con l'obiettivo di far conoscere ed emergere le potenzialità insite nel territorio.

domenica 29 maggio 2016

GIORNATA OASI WWF 2016






Domenica 29 maggio 2016, l'Oasi WWF "Gole del Sagittario" di Anversa degli Abruzzi, in collaborazione con il WWF Abruzzo Montano, festeggerà la Giornata delle Oasi WWF 2016 che quest'anno ospiterà l'evento "Sorgente di Libri". Le numerose attività previste saranno realizzate grazie alla Cooperativa Sociale Daphne, al Parco Letterario "Gabriele d'Annunzio", alla Società "Dante Alighieri", alla disegnatrice Gaia Sorrentino e ai volontari del progetto Erasmus Plus. Ricordiamo che ad Anversa degli Abruzzi, uno dei borghi più belli della provincia de L’Aquila, è ambientata la tragedia di Gabriele d'Annunzio "La fiaccola sotto il moggio" e che la bellezza delle Gole del Sagittario ha ispirato da sempre letterati, botanici, artisti e viaggiatori.
L’Oasi WWF Gole del Sagittario, nel corso dell’intera giornata, ospiterà lo stand del WWF Abruzzo Montano e sarà possibile aderire o rinnovare l'iscrizione al WWF Italia.

giovedì 12 maggio 2016

Seminario sull'educazione ambientale



Giovedì 12 maggio 2016, il WWF Abruzzo Montano parteciperà al seminario di educazione ambientale organizzato dall’Università de L’Aquila, in collaborazione con il WWF Italia, e rivolto agli studenti di Scienze della formazione primaria. La lezione sarà tenuta dalla dott.ssa Maria Antonietta Quadrelli, responsabile del settore educazione del WWF Italia. Il WWF Abruzzo Montano plaude a questo genere di iniziative, tese a promuovere l’educazione ambientale in ambito scolastico, obiettivo statutario della nostra associazione, ed auspica che questo necessario insegnamento possa al più presto entrare stabilmente nelle scuole, per stimolare i comportamenti virtuosi dei cittadini, partendo da una prospettiva nuova: le generazioni future crescano in una società dove le buone pratiche ambientali siano totalmente naturali e istintive. La sfida culturale è quindi questa: i ‘nativi digitali’ dovranno essere anche ‘nativi ambientali’, per uno sviluppo sostenibile.