mercoledì 7 agosto 2013

Il Wwf Marsica diffida il comune di Avezzano

E’ stata inoltrata al Comune di Avezzano, alla Procura della Repubblica di Avezzano e  al Corpo Forestale dello Stato l’istanza di accesso agli atti con cui il Wwf Marsica chiede formalmente di poter accedere alle informazioni di natura ambientale (Ex D.Lsg 195/05) relativamente ai lavori di sistemazione del piazzale antistante la Chiesa della SS. Trinità in Via Garibaldi e ai lavori di realizzazione di una rotatoria in Piazza Orlandini.

I lavori hanno portato al taglio “improprio” di 20 alberi, patrimonio arboreo e dell’intera collettività, tutelato sia dalle leggi nazionali, regionali che dallo stesso regolamento comunale.
Il wwf Marsica diffida  il Comune di Avezzano dal proseguire i suddetti lavori e a rendere immediatamente funzionante la Commissione Comunale per la Gestione del Verde pubblico così come prevedono i regolamenti n. 92 provato con Delibera di C.C. n. 92 del 6.10.1997 e il regolamento n 31 approvato con Delibera di C.C. n. 31 del 23.4.1997, a tal fine l’associazione ambientalista manifesta la volontà di partecipare alla stessa Commissione così come regolamento prevede. 

"La gestione del verde pubblico in questa città appare totalmente allo sbando e priva di tutela e pianificazione – commenta Angelo Viscogliosi, Presidente Wwf Marsica – parliamo di un bene che appartiene alla collettività e che svolge funzioni sociali, paesaggistiche ed igienico - ambientali fondamentali. Relativamente al taglio dei 20 alberi effettuato la scorsa settimana chiediamo che questi vengano immediatamente ripiantati e soprattutto chiediamo di sapere se prima di operare il taglio, sia stato acquisito il parere del Corpo Forestale dello Stato, così come previsto dal art. 6 della  legge regionale n. 12 del 28.5.2013. Solo nell’area del quadrilatero sono state contate 94 piante che negli ultimi decenni il Comune di Avezzano non ha ripiantato dopo il taglio. Il numero è approssimato per difetto, nel senso che non sono state conteggiate le piante malandate  e quelle danneggiate. Immaginiamo sull’intero territorio comunale.”

Continua la raccolta firme promossa dal Wwf Marsica, invitiamo i cittadini a recarsi presso la Bottega del Commercio equo solidale in piazza Matteotti per dare il proprio contributo alla petizione con cui si chiede a questa amministrazione di tutelare  un bene che ci appartiene fin dai tempi del dopo terremoto. Chiediamo che Avezzano inizi davvero a muoversi secondo i criteri e le tecniche che sono il fondamento della sostenibilità e che possono rappresentare  un vero e proprio salto di qualità nella gestione di questa città. Si può firmare la petizione anche collegandosi al sito del wwf Marsica (wwfmarsica.blogspot.com)
Forestale dello Stato 

sabato 3 agosto 2013

Petizione popolare a tutela dei nostri alberi

By Lorenzo Manfreda
Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.
(Proverbio cinese)

Il wwf Marsica lancia una petizione popolare con cui si chiede alla Città di Avezzano di tutelare il patrimonio arboreo (così come il regolamento comunale e le leggi nazionali e regionali prevedono). 

La petizione può essere firmata direttamente online, collegandosi al sito del Wwf Marsica (wwfmarsica.blogspot.com) e relativa pagina facebook, oppure recandosi di persona presso la Bottega Equosolidale sita in Piazza Matteotti (aventi stazione dei treni).





A seguito dell’immotivato taglio di alberi che ha coinvolto la zona di via Garibaldi il wwf Marsica ha presentato una protesta formale al Corpo Forestale dello Stato e all’Amministrazione Comunale motivando in modo preciso e puntuale la propria contrarietà a quanto accaduto al patrimonio arboreo della città e chiedendo che le norme previste dalla Legge e dallo stesso regolamento comunale (C.C. n. 92 del 6.10.1997) vengano rispettate e messe in atto.

Il comune ha risposto alla segnalazione del Wwf motivando che gli alberi tagliati erano malati e che verranno rimpiazzati.

“Siamo andati sul posto, e abbiamo fotografato ciò che ne resta – dichiara Angelo Viscogliosi presidente della sezione locale del wwf – e possiamo dire con certezza che sul totale di alberi tagliati quelli realmente malati sono il 10 %, ovvero 2 su 20. In alcuni punti, per creare parcheggi auto,  ridurranno i marciapiedi di un metro e mezzo, di conseguenza lì non sarà affatto possibile ripiantarne di nuovi”.

Non sempre succede che ogni albero tagliato è in seguito rimpiazzato  - fa sapere dal suo blog Giuseppe Pantaleo, illustratore grafico e socio fondatore wwf Marsica – è sufficiente una passeggiata per la città per rendersene conto: solo nel Quadrilatero, sono decine i monconi d’albero. Pericolosi quando nevica, tra l’altro”.

Nel corso degli anni e delle varie amministrazioni, Avezzano ha visto operare cambiamenti che avrebbero dovuto apportare delle “migliorie” all’urbanistica della città, ma di fatto si è sempre andati dalla parte opposta. Ben vengano gli interventi di manutenzione della città se necessari, ma chiediamo che questi vengano operati avendo cura e rispetto dell’ambiente, adottando criteri progettuali e urbanistici che tengano espressamente conto anche delle funzioni vitali che 

LA VEGETAZIONE ARBOREA RIVESTE AI FINI  PAESAGGISTICI, SOCIO-CULTURALI E IGIENICO-AMBIENTALI PER LA CITTÀ DI AVEZZANO E PER IL SUO TERRITORIO
(art.1 delibera di C.C. n. 92 del 6.10.1997)

Foto: appositamente ideata per noi da Lorenzo Manfreda

mercoledì 31 luglio 2013

Avezzano nuoce gravemente al verde pubblico

E dopo il taglio dell’albero in Piazza Risorgimento per far posto al busto in pietra e metallo di Camillo Corradini ecco che ad Avezzano si continua a nuocere gravemente al verde pubblico. 


Stavolta si tratta di realizzare due progetti e per farlo hanno tagliato di netto 20 alberi di Robinia.  Un progetto prevede la realizzazione della rotatoria di Piazza Orlandini, l'altro quello della sistemazione del sagrato e dintorni della Parrocchia SS. Trinità su Via Garibaldi, vicino all'incrocio con Via Colonna. Non solo hanno ben pensato di tagliare gli alberi, ma persino di ridurre  di un  metro e mezzo la larghezza dei marciapiedi per far posto ad altri parcheggi per le auto! Così funziona nella metropoli Marsicana: lì dove esistono parcheggi auto, questi vengono occupati da brutti e fastidiose gabbie di vetro e metallo dove gli avezzanesi sostano per un aperitivo e lì dove ci sono alberi e verde urbano mettono i parcheggi!
E pensare che nel 2011 proprio questa città ospitò presso il Castello Orsini un convegno in cui l'urbanista Georg Josef Frish, sottolineava che per migliorare la qualità della nostra città bisogna ridurre lo spazio alle auto! Si predica bene ad Avezzano ma si razzola davvero molto male.

Premesso che si sta violando una legge regionale che tutela gli alberi inseriti nel paesaggio urbano disciplinandone l’eventuale taglio, ci si chiede se a quest’opera non si possano valutare soluzioni alternative e più decorose. Tanto per fare un esempio: ciò che la gran parte degli avezzanesi ignora è che in fondo a Via Garibaldi c’è l'Aia dei Musei che ospita il Museo lapidario, famoso in tutto il mondo tra gli studiosi grazie ai pezzi unici e di valore inestimabile qui conservati. Se Avezzano fosse stata una città all’avanguardia amministrata in modo etico, consapevole, socialmente ed economicamente utile  oggi in Via Garibaldi avremmo visto operai impegnati nella costruzione di una pista ciclabile o nella manutenzione dei marciapiedi, valorizzandoli  e, ove necessario, ampliandoli, consentendo così alle scolaresche, alle famiglie o ai gruppi di amici di poter raggiungere il museo a piedi, in bicicletta, in tutta sicurezza e accompagnati dalla bellezza e dall’armonia del verde urbano. Modello virtuoso di mobilità e architettura urbana sostenibile dal quale ahinoi questa città è davvero troppo lontana.

E se proprio si voleva intervenire sui marciapiedi, allora perché non riparare quelli situati sempre su Via Garibaldi dopo l'incrocio con via sant'Andrea? Questi sono completamente frantumati e pericolosi per la sicurezza dei pedoni! E la situazione è simile anche in altre parti della città.E’ inaccettabile che una rotatoria o la risistemazione del sagrato di una chiesa diventino il pretesto per eliminare alberi e ridurre marciapiedi. Ancora una volta si interviene sull’aspetto urbanistico di questa città senza fare un vero salto di qualità in avanti!

La strage degli innocenti

Un intervento tanto dissennato non si vedeva dai tempi della Giunta Spallone, che dispose la riduzione dei marciapiedi e l’abbattimento di magnifiche alberature urbane.

Scellerata è l' operazione di taglio ed espianto di decine di imponenti alberi di robinia (Robinia pseudoacacia) che l’Amministrazione comunale di Avezzano ha già eseguito in Piazza Orlandini, e sta proseguendo in Via Garibaldi  a fianco della Chiesa della SS. Trinità.

Si tratta di un fatto gravissimo e illegale: ci chiediamo chi abbia potuto disporre un intervento così assurdo che oltre a contrastare con le regole della tutela ambientale, del decoro e dell’arredo urbano, contrasta palesemente con l’art. 6 della legge regionale Abruzzo n. 12 del 28 maggio 2013 e con l’art. 9 della legge regionale Abruzzo  n. 38 del 1982”.

Entrambe le norme, infatti, impongo limiti all’abbattimento, all’estirpazione e al danneggiamento di “alberi monumentali, dei filari e delle alberate di particolare pregio paesaggistico, naturalistico, monumentale, storico e culturale”.

Ricordiamo ancora una volta che la città di Avezzano ha aderito ad Agenda 21 a alla Carta di Aalborg: entrambi i documenti rappresentano un ampio programma di pianificazione e azione volto alla creazione di un modello urbano sostenibile, con particolare attenzione al verde pubblico fondamentale nello svolgere funzioni sociali, ricreative, igieniche, culturali, estetiche ed architettoniche.

Per quanto riguarda la questione “verde urbano” è triste dover constatare che le decisioni dell’amministrazione comunale continuano non solo ad essere in contrasto con le Norme ed i principi di sostenibilità, ma che le dichiarazioni contenute nel programma elettorale (attenzione al decoro urbano, alla tutela dell’ambiente e dei pedoni) sono rimaste tali, senza alcun seguito concreto.
Si prosegue in politiche scellerate che da decenni rendono la nostra città sempre più degradata sia dal punto di vista estetico che ambientale. 

Invitiamo i cittadini ad inviare email di protesta al Comune di Avezzano:  Indirizzo email

giovedì 4 luglio 2013

Bussi: il Governo azzera la bonifica

Colpo di spugna sulla bonifica a Bussi? Con il “Decreto del Fare” la salute dei cittadini subordinata al profitto delle aziende. Nel provvedimento anche una nuova spinta a favore della Centrale Powercrop ad Avezzano. Il WWF:" inaccettabile, i parlamentari abruzzesi assicurino l'impegno per cambiare le norme in sede di conversione in legge"


Il WWF lancia un appello ai parlamentari eletti nella regione affinché si mobilitino nei prossimi giorni per tutelare la salute e l'ambiente degli abruzzesi cambiando due norme letteralmente dirompenti contenute nel cosiddetto “Decreto del Fare” che ora è all'esame del Parlamento per la conversione in legge.  Infatti, il testo voluto dal Governo può portare ad effetti gravissimi sulla questione della bonifica del sito di Bussi (nonché di tutti i siti inquinati presenti nella regione, come il Saline-Alento e l'area industriale di Chieti) e sulla vicenda della Centrale Powercrop ad Avezzano.

La prima norma, contenuta nell'art.41, riguarda le bonifiche dei siti inquinati. Addirittura, anche in caso di conclamato impatto sulla salute dei cittadini (invitiamo a leggere l'incredibile formulazione del testo!), si subordina la rimozione delle cause che hanno portato all'inquinamento delle falde acquifere alle esigenze economiche delle aziende coinvolte. Sostanzialmente, in caso di “insostenibilità economica” (il decreto non precisa neanche in che termini, basterà un'autocertificazione?), invece di rimuovere terreni inquinati e rifiuti sotterrati si potrà agire solo sugli effetti e, cioè, limitarsi a trattare le acque inquinate, senza limiti di tempo. Si interviene, quindi, sui sintomi e non sulla cura della malattia. A peggiorare, se possibile, il quadro, il decreto indica che il trattamento delle acque deve assicurare solo una “attenuazione” e “riduzione” del livello degli inquinanti che fuoriescono dal sito inquinato attraverso le acque, senza precisare valori. Pertanto se si passa da valori 1000 volte superiori ai limiti a “solo” 500 volte le soglie, un'azienda potrebbe dire di aver rispettato il dettato del Decreto? Il tutto per sostanze cancerogene e tossiche con impatto devastante e, in alcuni casi, permanente, sull'ambiente e sulla salute della popolazione. 
Il caso di Bussi potrebbe essere paradigmatico per l'applicazione di queste incredibili norme che mettono alla mercé del profitto il diritto alla salute, visto che la vera bonifica potrebbe essere  rimandata sine die facendo permanere per i prossimi decenni il solo trattamento delle acque a valle dell'area inquinata. 

La seconda norma, contenuta nell'Art.9, a prima vista appare sacrosanta, visto che si applica ai casi di mancata spesa dei fondi comunitari, arrivando a commissariare le realtà che presentano ritardi. In realtà, il provvedimento di commissariamento può arrivare non solo per superare “inadempienze” ma anche per scavalcare non meglio precisate “criticità” facilitando l'iter amministrativo. La Regione sarebbe solo “sentita” prima del Commissariamento. 
Nel caso della mega-centrale a biomasse Powercrop, su cui il consiglio regionale ha espresso un chiaro dissenso, è facile prevedere la riproposizione di un commissario, dopo che quello nominato recentemente è decaduto a seguito della dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Costituzionale di una norma voluta dal Governo Monti nel 2012 delle stesso tenore di quella rientrata ora dalla finestra nel cosiddetto “Decreto del Fare”.

Qui sotto il testo dei due articoli citati del Decreto.

ARTICOLO 41.
(Disposizioni in materia ambientale).

1. L’articolo 243 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:

« ART. 243. (Gestione delle acque sotterranee emunte) 1. Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario, oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione conformi alle finalità generali e agli obiettivi di tutela, conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti dalla parte terza.

2. Gli interventi di conterminazione fisica o idraulica con emungimento e trattamento delle acque di falda contaminate sono ammessi solo nei casi in cui non è altrimenti possibile eliminare, prevenire o ridurre a livelli accettabili il rischio sanitario associato alla circolazione e alla diffusione delle stesse. Nel rispetto dei princìpi di risparmio idrico di cui al comma 1, in tali evenienze deve essere valutata la possibilità tecnica di utilizzazione delle acque emunte nei cicli produttivi in esercizio nel sito stesso o ai fini di cui al comma 6.

3. Ove non si proceda ai sensi dei commi 1 e 2, l’immissione di acque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura deve avvenire previo trattamento depurativo da effettuare presso un apposito impianto di trattamento delle acque di falda o presso gli impianti di trattamento delle acque reflue industriali esistenti e in esercizio in loco, che risultino tecnicamente idonei.

4. Le acque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore, sono assimilate alle acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza.

5. In deroga a quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 104, ai soli fini della bonifica delle acque sotterranee, è ammessa la reimmissione, previo trattamento, delle acque sotterranee nello stesso acquifero da cui sono emunte. Il progetto previsto all’articolo 242 deve indicare la tipologia di trattamento, le caratteristiche quali-quantitative delle acque reimmesse, le modalità di reimmissione e le misure di messa in sicurezza della porzione di acquifero interessato dal sistema di estrazione e reimmissione. Le acque emunte possono essere reimmesse, anche mediante reiterati cicli di emungimento e reim missione, nel medesimo acquifero ai soli fini della bonifica dello stesso, previo
trattamento in un impianto idoneo che ne riduca in modo effettivo la contaminazione, e non devono contenere altre acque di scarico né altre sostanze.

6. In ogni caso le attività di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 devono garantire un’effettiva riduzione dei carichi inquinanti immessi nel l’ambiente; a tal fine i valori limite di emissione degli scarichi degli impianti di trattamento delle acque di falda contaminate emunte sono determinati in massa.».


ARTICOLO 9.
(Accelerazione nell’utilizzazione dei fondi strutturali europei).

2. Al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Unione europea per i casi di mancata attuazione dei programmi e dei progetti cofinanziati con fondi strutturali europei e di sottoutilizzazione dei relativi finanziamenti, relativamente alla programmazione 2007-2013, lo Stato, o la Regione, ove accertino ritardi ingiustificati nell’adozione di atti di competenza degli enti territoriali, possono intervenire in via di sussidiarietà, sostituendosi all’ente inadempiente secondo quanto disposto dai commi 3 e 4 del presente articolo.

3. Le amministrazioni competenti all’utilizzazione dei diversi fondi strutturali, nei casi in cui riscontrino criticità nelle procedure di attuazione dei programmi, dei progetti e degli interventi di cui al comma 2, riguardanti la programmazione 2007-2013, convocano una Conferenza di servizi al fine di individuare le inadempienze e accertarne le eventuali cause, rimuovendo, ove possibile, gli ostacoli
verificatisi.

4. Ove non sia stato possibile superare le eventuali inadempienze nel corso della Conferenza di servizi di cui al comma 3, le amministrazioni, per la parte relativa alla propria competenza, comunicano all’ente territoriale inadempiente i motivi di ritardo nell’attuazione dei programmi, progetti e interventi di cui al comma 2 e indicano quali iniziative ed atti da adottare. In caso di ulteriore mancato adempimento, entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione, l’amministrazione dello Stato, sentite le Regioni interessate, adotta le iniziative necessarie al superamento delle criticità riscontrate, eventualmente sostituendosi all’ente inadempiente attraverso la nomina di uno o più commissari ad acta.


mercoledì 26 giugno 2013

Dossier: lo stato dei fiumi in Abruzzo


 L'Unione Europea ha stabilito con la Direttiva 60/2000/CE “Acque” che entro il 2015 tutti i fiumi devono raggiungere lo stato ambientale definito “buono”. Entro il 2008 dovevano raggiungere almeno lo stato “sufficiente” e comunque non peggiorare il proprio stato di qualità.

Dal 2004 l'ARTA misura i parametri chimico-fisici e microbiologici delle acque  attraverso una rete di monitoraggio composta di oltre 100 stazioni di campionamento lungo i fiumi abruzzesi e ha pubblicato sul proprio sito internet una classificazione dei nostri fiumi nelle 5 classi previste dal D.Lgs. 152/2006 per il 2011. 
 
Ebbene, nel 2011 l'Abruzzo non solo non coglie l'obiettivo già fissato per il 2008, con oltre il 35% dei punti di campionamento al di sotto della classe “sufficiente” (quindi pessimo o scadente) ma vede aumentare i modo vertiginoso i casi classificati nella categoria peggiore sulle 5 possibili. Infatti, ben il 10% (12 su 118) delle stazioni monitorate nel 2011 è risultato nella classe “pessimo” come indicato in figura. Nel 2009 erano 3 e nel 2008 solo 1.

Non solo è preoccupante che due dei grandi fiumi Abruzzesi come il Sangro e l'Aterno-Pescara sono fortemente a rischio con uno stato della qualità definito "scadente", ma  ancora più preoccupante è che dall'indagine condotta nel 2011 emerge lo scadimento della qualità delle acque nelle aree protette e nei siti della Rete Natura 2000 (SIC, Siti di Interesse Comunitario e ZPS, Zone di Protezione Speciale). Tali territori dovrebbero esprimere la massima naturalità ed essere strettamente preservati in considerazione degli elevatissimi valori ambientali.

Per approfondire Scarica il DOSSIER.

martedì 25 giugno 2013

Caccia: bocciata la Regione Abruzzo

Bocciata la Legge regionale e il comportamento di Giunta Regionale e Dirigente della Direzione Agricoltura. Uno-due decisivo grazie ai ricorsi di WWF, Animalisti Italiani e altre associazioni, migliaia di animali uccisi in maniera palesemente illegittima.


La Corte Costituzionale e il TAR Abruzzo depositano, rispettivamente, giovedì 20 giugno e venerdì 21 giugno 2013, due diverse sentenze (scarica testo in pdf) destinate a rivoluzionare l'attività venatoria nella regione. Tutto nasce dai ricorsi presentati da WWF, Animalisti Italiani e altre associazioni che hanno affidato all'Avv. Michele Pezone il compito di ricorrere sui calendari venatori 2009-2010 e 2010-2011 della regione Abruzzo, evidenziando fortissime criticità e illogicità nelle scelte filo-venatorie. Nel ricorso sul calendario 2010-2011 si contestava, tra l'altro, anche l'incostituzionalità della norma contenuta nella legge Regionale 10/2004 che riammetteva il cosiddetto “nomadismo venatorio”, perimetrando un Comparto Unico regionale sulla Migratoria e rendendo così possibile lo spostamento dei cacciatori da una parte all'altra dell'Abruzzo. 

Il TAR L'Aquila, giudicando non manifestamente infondata l'eccezione di costituzionalità, aveva quindi sollevato il caso davanti alla Corte Costituzionale. Quest'ultima con una sentenza di cristallina chiarezza ha sancito che la Legge Regionale 10/2004 ha violato le normative nazionali che regolamentano il prelievo venatorio. La Corte ricorda nella sentenza che uno dei capisaldi della legge nazionale sulla Caccia, la 157/92 è il legame tra cacciatori e territorio attraverso la perimetrazione di ambiti di caccia di carattere sub-provinciale. Invece la Regione Abruzzo aveva concesso ai cacciatori per diversi mesi all'anno di potersi spostare da un capo all'altro della regione, definita, come detto, “comparto unico per la migratoria”. Il TAR di L'Aquila, invece, ha depositato la sentenza relativa ad un ricorso presentato da Aninalisti Italiani e L.A.C. sul calendario venatorio 2009-2010, dopo aver accolto allora la richiesta di sospensiva. Nonostante il tempo trascorso il TAR ha ritenuto opportuno entrare comunque nel merito perché la Giunta Regionale deve riproporre ogni anno il calendario venatorio. Era dunque importante definire la causa per evitare il ripresentarsi degli stessi vizi in futuro. 

I giudici del tribunale amministrativo aquilano, con giudizi estremamente duri, hanno fatto crollare l'esile difesa regionale con commenti durissimi sull'operato della Giunta Regionale, che aveva varato un calendario venatorio che si distaccava dal parere dell'ISPRA ampliando i periodi di caccia per diverse specie. Tutto ciò nonostante gli uffici regionali fossero completamente privi dei necessari dati relativi all'abbondanza e alla distribuzione delle diverse specie in Abruzzo. Il TAR ha altresì censurato il comportamento del Dirigente della Direzione Agricoltura che si era sostituito alla Giunta nel riscrivere il calendario venatorio dopo l'accoglimento da parte dei giudici amministrativi della richiesta di sospensiva avanzata dalle associazioni.

WWF e Animalisti Italiani ringraziano l'Avv. Michele Pezone, il rappresentante delle associazioni in Consulta venatoria Regionale Augusto De Sanctis e i diversi attivisti che hanno contribuito a queste importantissime vittorie. Resta però il rammarico per il comportamento della Giunta Regionale e della Direzione Agricoltura che, nonostante i tempestivi appelli al buon senso e al rispetto delle leggi inviati dalle associazioni ambientaliste, hanno voluto difendere strenuamente una linea di estremismo venatorio che li ha portati ad una vera e propria Caporetto. Peccato per le decine di migliaia di animali che sono stati uccisi dal 2004 ad oggi a causa di una norma rivelatasi ora anticostituzionale, un attacco al patrimonio faunistico in piena regola che testimonia la totale insostenibilità del prelievo venatorio in Abruzzo. Auspichiamo un immediato cambio di rotta. 

INFO: 3683188739